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Lo ha deciso la commissione di garanzia dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, ribaltando le aspettative di molti. Dopo settimane di dibattiti e prese di posizione apparentemente definitive, lo studente sedicenne che il 15 ottobre era stato protagonista di un’ aggressione al docente ad Abbiategrasso Rocco Latrecchiana all’Istituto Lombardini, potrà tornare in classe. Una decisione che sorprende e divide, considerando che il provvedimento di allontanamento adottato dalla scuola e sostenuto dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sembrava lasciare poco spazio a un reintegro.

La dinamica dell’aggressione

L’episodio è avvenuto il primo giorno di insegnamento del professor Latrecchiana presso l’Istituto Lombardini. Il docente aveva richiamato uno studente per l’uso improprio del cellulare in classe, scatenando la violenta reazione del ragazzo, che lo ha aggredito con calci e pugni, causandogli una frattura al naso. L’accaduto ha portato il dirigente scolastico Michele Raffaeli a disporre l’immediato allontanamento dello studente, una decisione inizialmente sostenuta anche dal Ministro Valditara.

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Le dichiarazioni del Ministro Valditara

Poco dopo l’aggressione, Valditara aveva espresso solidarietà al docente e ribadito l’impegno del Ministero nel contrastare ogni forma di violenza scolastica. “Siamo intervenuti con la riforma della condotta per ridare valore al comportamento degli studenti e ripristinare il principio della responsabilità individuale”, aveva dichiarato. Tali parole, pronunciate quando sembrava certo che lo studente non avrebbe più frequentato l’istituto, si collocano oggi in netto contrasto con la decisione dell’USR di riammettere il ragazzo, riaccendendo il dibattito sulla gestione dei casi di violenza nelle scuole.

Le reazioni della rete

Anche i commenti sui social rispecchiano una prospettiva ormai superata dai fatti. Molti utenti avevano accolto con favore l’allontanamento dello studente e richiesto misure ancora più severe. “Lo studente deve essere espulso da tutte le scuole d’Italia. È il minimo sindacale”, aveva scritto un utente su Twitter. Altri avevano lodato l’operato del Ministro e della scuola, definendo l’episodio “vergognoso” e incompatibile con una comunità civile. Tuttavia, la decisione dell’USR ha cambiato radicalmente il quadro, suscitando nuove perplessità e interrogativi.

La decisione dell’USR

L’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia ha ritenuto che il provvedimento di espulsione definitiva presentasse vizi procedurali significativi. Tra questi, l’esclusione della famiglia del ragazzo dalla composizione allargata del Consiglio di Classe e conflitti di interesse all’interno dell’Organo di Garanzia. Tali irregolarità hanno invalidato il processo disciplinare.

Dal punto di vista sostanziale, l’USR ha anche preso in considerazione le condizioni personali dello studente, affetto da problematiche comportamentali certificate. È stato evidenziato che il ragazzo non aveva ricevuto un adeguato supporto scolastico e che l’allontanamento definitivo avrebbe compromesso irrimediabilmente il suo percorso educativo, in contrasto con il principio del recupero sancito dal DPR 24/1998.

Un cambio di rotta inaspettato

La decisione dell’USR ha di fatto ribaltato le posizioni espresse dalla scuola, dal Ministro e dall’opinione pubblica, aprendo un nuovo fronte di discussione sulla gestione di casi simili. Se da un lato si ribadisce il diritto all’inclusione e al recupero, dall’altro emerge il rischio di trasmettere un messaggio di debolezza nei confronti di comportamenti violenti. Il reintegro dello studente rappresenta un compromesso controverso che lascia aperti molti interrogativi sulla sicurezza e sul benessere di insegnanti e alunni nelle scuole italiane.





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